“Con Mario Congiusta si spegne un simbolo di legalità lontano dal clamore.
Se n’è andato, lontano dai ‘riflettori’, lontano dalla giustizia. Una giustizia per lui sorda e cieca, che non gli ha concesso in vita il sollievo della verità – sottolinea Neri - per un omicidio senza colpevoli che gli ha strappato un figlio, ammazzato dalla 'ndrangheta. Gianluca nel 2005 aveva solo 32 anni, e da allora il dolore e i fermenti del padre non hanno mai ricevuto la grazia dell'ascolto”.
“Non ho conosciuto personalmente Mario Congiusta, ma la sua testimonianza di giustizia è stata sempre simbolo di un attivismo 'puro' di lotta alla criminalità in una terra in cui, spesso, si è rischiato di compromettere il valore dell'antimafia. Pacato e composto, nell'instancabile ricerca della verità, nella sua dignità di padre lacerato dalla sofferenza, non ha mai smesso di lottare per fare piena luce e chiarezza sul barbaro omicidio del figlio. Lo ha fatto senza urlare ma con l’orgoglio e la fermezza di cui avrebbe bisogno la nostra terra per il suo riscatto sociale. Sempre”.
“Ricordo quando nel novembre del 2014 decise di ‘restituire allo Stato’ la tessera elettorale. Lo capii e ne assimilai il senso. Mario pensò che lo Stato abbandona chi resiste. Chi combatte per qualcosa di giusto, per qualcosa che possa coinvolgere e creare rete, caratterizzandosi come esempio positivo e movimento di coscienze. Mario non si arrese. Allora disse: “Quanto tempo devo aspettare per avere giustizia o se devo prima morire e averla dopo morto?”. E’ stato sconfitto solo da un male incurabile. Il destino non gli ha dato il tempo della verità, se un tempo mai ci sarà”.
“Negli anni - tredici lunghi anni - ha portato avanti un’opera di sensibilizzazione nei confronti della collettività, senza clamore, ma con l’intento di far conoscere a tutti la storia del figlio e sollecitare, sensibilizzandole, le nuove generazioni sull’importanza della lotta alla mafia, da perseguire con valori umani e con basso profilo”.
“Coraggio e determinazione l’hanno reso, senza volerlo, un modello da seguire: alla Calabria intera ha dato una lezione di impegno civile. Con ardire e dignità, è divenuto testimone autorevole e autentico di senso civico e legalità. Un uomo, che con i suoi ‘guanti bianchi’, non ha mai ceduto alle lusinghe della politica e non ha mai abbassato la guardia a chi avrebbe cercato di sfruttare le sue battaglie per un momento di passerella antimafia”.
“Di Mario Congiusta – conclude Giuseppe Neri - ci mancherà la sua immagine di fierezza, di non aver ceduto ai prepotenti e a quanti avrebbero voluto piegarlo con l’indifferenza e l’isolamento. Immagine bella e serena di uomo comune con virtù straordinarie. Emblema di resistenza e testimone di giustizia per tutte le vittime innocenti delle mafie. Il suo messaggio resterà indelebile nel cuore e nella mente dei calabresi”.
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